Cesare Augusto e Betlemme. Che contrapposizione strana ci offre san Luca in questa pagina del suo vangelo: l’imperatore capo di quasi tutto il mondo allora conosciuto e un umile paesino della più remote e bellicosa regione dell’impero.
La nostra fede, fin dalle sue origini, ci mostra un capovolgimento degli ingranaggi della storia umana. Dice padre Ermes Ronchi: “La grande ruota della storia aveva sempre girato nella stessa direzione: dal piccolo verso il grande, il meno a servizio del più, che non è altro che la legge del più forte. Quando Gesù è nato, la grande ruota della storia, per un attimo, si è fermata. Poi qualcosa ha cominciato a girare non al contrario, ma secondo un moto prima di allora sconosciuto. […] Natale e l’inizio di un capovolgimento totale, di un nuovo ordinamento di tutte le cose: la storia non appartiene più a chi fa sfoggio di forza o di denaro. Quella è solo una storia perdente. La storia vera è l’opera di chi si colloca là dove nessuno vorrebbe essere, nell’umiltà del servizio, nel silenzio degli uomini di buona volontà.”
Dio si fa bambino perché anche io sarò bambino. Si fa ragazzo perché anche io lo diventerò. Piangerà perché anche io piangerò. E siccome io dovrò morire, anche lui ha gustato il mistero della morte. La logica dell’amore è stare con l’amato, non lasciarlo solo.
Così, dopo duemila anni, chi segue la storia santa, incominciata la notte di Natale, vive con lo stesso cuore. Come il cardinale Pizzaballa che si è offerto al posto degli ostaggi sequestrati da Hamas. Come il parroco di Gaza che conforta e asciuga le lacrime di tante mamme e figli che hanno perso i loro cari nella guerra e, rispondendo ad un giornalista, dice: “L’odio non riesce ad intaccare i miei parrocchiani. Per questo la presenza cristiana è preziosa. Affermiamo la potenza della croce, l’unica a dare speranza. La croce va abbracciata, venga come venga.” […] noi, che viviamo in comunione con lui ogni giorno facciamo un’ora di adorazione, ci confessiamo, celebriamo la messa da questo prendiamo la forza. Non diamo spazio all’odio, ma a Dio così possiamo essere sempre al servizio di tutti, musulmani, drusi, ebrei. Quando accogliamo qualcuno in casa o in chiesa o a scuola sappiamo che accogliamo Gesù nella sua misteriosa presenza. Oggi che ospitiamo oltre 700 sfollati non è diverso. E’ lui che non manca mai di venirci a trovare”.
Diceva Simone Weil: “La vita del cristiano è comprensibile solo se in essa c’è qualcosa di incomprensibile.” Incomprensibile ai superbi però, non agli umili, come ai pastori e ai Magi.
Preghiamo Gesù Bambino che porti la pace all’’umanità sfinita e abitata dalla sete di potere e di violenza. Perché le parole degli angeli risuonate a Betlemme in quella notte santa rimangono vere fino alla fine della storia: solo se diamo gloria a Dio possiamo trovare la pace tra gli uomini.