Il Vangelo di oggi ci parla del rito della purificazione che ogni pia famiglia ebrea era tenuta a compiere secondo la legge di Mosé.
Il verbo “purificare” é strettamente legato, e lo si evince in questo brano, al verbo “offrire”.
Che cosa ha da dire questo episodio vissuto dalla Sacra Famiglia a ciascuna delle nostre famiglie? Sentiamo la necessità di essere purificati, cioè resi più puri, più semplici, più attenti alle cose che contano sul serio?
Qual é la prima cosa da purificare? Parlando di famiglia la liturgia della chiesa ci vuole ricordare prima di tutto che noi siamo figli, prima che essere sposi, genitori o nonni. Che cosa domina nella coscienza del figlio? L’essere amato, l’essere voluto. Su questa verità lui costruisce tutta la sua vita.
E noi adulti su cosa costruiamo la convivenza delle nostre famiglie? Non é forse vero che il punto di partenza sono i nostri propositi di riuscita, di poter creare una famiglia perfetta, ma non a partire dalla gratitudine di quello che abbiamo ricevuto, ma dagli sforzi che siamo disposti a fare per poter raggiungere il nostro obiettivo?
Quando domina in noi questa posizione normalmente in famiglia prevale la delusione del progetto fallito. La delusione porta alla infelicità e alla frustrazione per cui la casa diventa un luogo tollerato, e non amato: meglio starci il minimo indispensabile.
É necessario quindi purificare questo modo di concepire la vita insieme. Come si fa? San Giuseppe e Maria portano il Bambino Gesù al tempio. È necessario riconoscere che, tra i membri della famiglia, abita il Mistero di Cristo. Senza questa consapevolezza gli altri diventano realtà da tenere sotto controllo. Con la fede in Dio le persone si incontrano come mistero da scoprire e conoscere.