Gli anni solari che concludiamo e iniziamo in questa notte sono posati sul cuore e sulle braccia di Maria santissima, Madre di Dio.
Mai come quest’anno c’è bisogno di certezza, di consolazione, di presenze che non ci fanno sentire soli con le nostre paure. Una madre è il luogo dove il mistero di Dio ci chiama ad essere accolti nella vita, dove il senso della nascita trova il suo significato. Un cuore pieno di commozione e di attesa. In quell’abbraccio tutto cambia.
Solo quell’abbraccio è l’origine della vera pace, quella che è venuta a portare Cristo con il suo perdono. Perché un abbraccio accoglie tutto di noi, non esiste un abbraccio a metà.
La Chiesa, proponendoci la solennità di Maria Madre di Dio, ci dice che vale la pena iniziare da una cosa sola a cui una Madre ci richiama per natura: siamo amati.
Qual è un segno inequivocabile di questo amore? Il Mistero del Natale appena celebrato ce lo dice: Dio si è scomodato perché ha visto la nostra sfinitezza, la nostra angoscia ed è venuto a condividerle. Quante persone in questi giorni mi hanno detto: “Padre, non sto più bene in questo mondo”. Questa affermazione porta non a vivere, ma a sopravvivere; a tollerare quello c’è, ma a vivere in ritirata. Esattamente al contrario di come ha agito il Mistero di Dio davanti alla nostra insopportabilità.
Perché, allora, celebrare ostinatamente questa messa tradizionalmente denominata Te Deum?
Cosa c’è da ringraziare? Che guadagno c’è a vivere la vita con gratitudine?
Innanzitutto, ringraziare significa educarsi a chiamare le cose con il proprio nome. Quale? E’ la parola Dono. Tutto è dono, questo istante è dono, il mio respiro è dono, la persona che amo e che ho accanto è dono. Non ringraziare è una forma di delitto grave verso Dio che poteva benissimo non farci nascere.
In secondo luogo, dire “grazie” permette di fondare la vita su una base solida, sicura, fatta di riconoscimento dei doni ricevuti. E’ su questo basamento che la vita cresce sicura, certa e dentro la quale si è capaci di rischiare, perché il salto non è mai nel vuoto, ma nelle braccia di un Padre provvidente di cui la vita è piena di segni.
Allora, anche quest’anno, Ti ringraziamo per tutta la realtà, anche per i piccoli dettagli di essa, perché, come diceva Vincent Van Gogh “metti l’apprezzamento nei dettagli e vedrai la bellezza nell’intero quadro.” Ti ringraziamo anche per quella parte di realtà che ci fa soffrire, ma che non ci permette di diventare banali e superficiali.
Fa, o Signore, che le nostre giornate non siano solo istanti in cui a malapena ci accorgiamo e ci accontentiamo di respirare, ma dacci sempre occasioni che ci tolgono il fiato, ma che ci fanno sentire vivi e bisognosi di ringraziare.