Questa festa mi porta alla mente quando, da piccolo, giocavo nel presepio, a spostare i re magi sempre più vicini alla grotta, dove c’era la Santa Famiglia. La festa dell’Epifania era, nello stesso tempo, una gioia e un dolore. Gioia perché i personaggi dei re magi mia hanno sempre affascinato, dolore, perché mio papà, il giorno dopo, avrebbe smontato il presepio.
La storia di questi misteriosi personaggi cosa ha da dire alla nostra vita?
Prima di tutto che la vita è un cammino, non è concepita come qualcosa di statico. La vita è vita, e per essere vivi il sangue deve scorrere.
Ad un certo momento i magi si sono accorti di un segno nuovo nel cielo. Un imprevisto è entrato nella loro conoscenza astronomica che li porta a mettersi in cammino. Davanti agli imprevisti si può stare come i Re Magi o come Erode.
I primi, si lasciano colpire da quella novità, la seguono, mettono in discussione le loro conoscenza. Questo atteggiamento Gesù lo declamerà sul monte delle Beatitudini: “Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il Regno dei cieli”. Beati quelli che hanno sete e fame sempre, quelli che non si difendono, come Erode, per esempio, che alla notizia della nascita di questo bambino chiamato “RE dei Giudei” subito entra nell’atteggiamento di difesa. I magi vivono una attrattiva che apre i loro orizzonti. Erode vive, al contrario, una paura che lo porterà a mentire e uccidere gli innocenti di Betlemme.
I primi guardano il cielo. Erode guarda la terra, come il serpente, che cammina sul proprio ventre e vive di istinti di possesso, perché crede che il suo ombelico sia la cornucopia, la mitica coppa dell’abbondanza.
Erode, schiavo del suo ego, porterà la tragedia e il dolore nelle sue terre. I Magi porteranno doni, prima di tutto portano loro stessi. E i loro doni, li poseranno a terra, quasi a significare che davanti a loro c’è un dono più grande di tutto i regali che hanno pensato.
Tutta la vita ci è data per poterci preparare all’incontro con il Signore. Se Gesù lo riconosco come Dio, come tutto allora non avrò più bisogno dell’oro, delle cose del mondo, del potere, perché Cristo è di più. Se mi sento amato da Lui, non avrò più bisogno che la gente mi incensi, perché la mia umanità la compie il mio rapporto con Lui. Se amo Cristo più della mia vita, non avrò più bisogno della mirra per profumare la mia morte, per renderla più innocua, non avrò più bisogno di chiamarla “dolce morte”, ma anch’essa la consegnerò a Lui, come dissero i santi martiri dell’Algeria: “La nostra morte non ci appartiene”. L’esito di chi cammina come i Magi è la gioia e la libertà.