La prima lettura e il Vangelo sono unite entrambe da un appello alla conversione. Nella predicazione di Giona, l’idea di conversione nella mentalità di Israele era quella descritta dal verbo “shub” che significa invertire la rotta, tornare indietro. La conversione, fondamentalmente, aveva un carattere morale.
Con Gesù le cose cambiano: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.
La frase reggente il periodo è un annuncio, non è un richiamo doveristico. “Il regno dei cieli è vicino”. Convertirsi, quindi, non significa più tornare indietro, ma fare un balzo in avanti, seguire, entrare nel Regno di Dio, afferrare la salvezza che è venuta a noi gratuitamente, per libera e sovrana iniziativa di Dio. Dice padre Cantalamessa: “Conversione e salvezza si sono scambiate di posto. Non c’è più prima la conversione da parte dell’uomo e quindi la salvezza, come ricompensa da parte di Dio; c’è prima la salvezza, come offerta generosa e gratuita di Dio, e poi la conversione come risposta dell’uomo. Prova di questo cambiamento é, per esempio, la richiesta che Gesù fa nel Vangelo di ritornare come bambini per entrare nel regno dei cieli. La caratteristica del bambino é che non ha niente da dare, può solo ricevere; non chiede una cosa ai genitori perché se l’è guadagnata, ma solo perché sa di essere amato.”

Credo che si debba ritornare al significato autentico della parola conversione, perché siamo sempre tentati di ridurlo a uno sforzo moralistico di cambiamento basato solo sulle nostre forze. Ma se fosse così, non ci sarebbe più il Vangelo, perché esso è una buona notizia. Che bellezza c’è nella rinuncia, nel sacrificio di sforzarsi? In questo modo é un’austerità che prende il sopravvento. E poi Dio verrebbe messo in secondo piano, prima c’è lo sforzo dell’uomo e poi il timbro di Dio.

Nella Storia non è andata così. Dio non ha aspettato il cambiamento dell’uomo. É nato, è morto ed già risorto, non ha chiesto il permesso a nessuno. Si é mischiato con noi. Il primato nel Cristianesimo è della Grazia, dell’iniziativa di Dio. In questo la nostra fede si distingue dalle altre religioni. Essa non comincia predicando il dovere o la rinuncia, ma il dono. Essi poi verrano certamente, ma in secondo luogo, come conseguenze morali. Ma l’originalitá dell’ amore di Dio sta proprio nella sua totale gratuità.
Di conseguenza l’imperativo “Convertitevi” non é una minaccia, ma un invito a nozze, è un’offerta che nessuna catena di supermercati può eguagliare. Significa non fare, ma cedere alla bellezza del dono che Dio fa di sé stesso. É un invito ad entrare nel rapporto tra Gesù e suo Padre. Non é l’obbligo di un esame morale per poi essere bocciati o rimandati, ma sorprendere la bellezza che nasce dal legame affettivo con Gesù.