Siamo a Cafarnao, letteralmente “Città della consolazione”, nella quale il Signore è stato motivo appunto di consolazione per tanta gente. Lui infatti abitava nella casa di san Pietro. Ancora oggi si possono vedere le fondamenta della casa sulle quali era stata costruita, ai tempi dei bizantini, una chiesa a pianta ottagonale.
San Marco ci dice che il primo miracolo compiuto da Gesù è stata la guarigione di un indemoniato. Gesù infatti, prima ancora che guarirci dalle malattie del corpo, è venuto a curare la radice di ogni male che è il peccato.

Cristo insegnava come una che ha autorità. Che differenza c’era tra la predicazione dei vari rabbini del tempo che percorrevano la Palestina e quella del maestro Gesù? I primi, per avvallare i loro discorsi, si appellavano sempre alla legge, che conoscevano a memoria. Gesù parlava invece del legislatore, dell’autore dei precetti divini. La sua era una predicazione che raccontava una esperienza presente, del suo rapporto con il Padre, che “opera sempre” (Gv 5,17)

Gesù può scacciare il male in quanto uomo-Dio perché la sua forza è la comunione col Padre. L’unità è sempre il miglior antidoto contro i morsi del serpente velenoso che vuole dividere gli amici di Cristo. Infatti il demone urla: “Che hai a che fare con noi?” Quando il male urla è un buon segno, significa che è incominciata la sua sconfitta. Il suo capolavoro, infatti, è lavorare nel nascondimento, attraverso la seduzione, abbagliarci con le promesse di potere e du benessere, senza sacrificio.

Cristo è venuto a rovinare ciò che rovina l’uomo (padre Ermes Ronchi). E’ venuto a strapparci dalla ragnatela del male. In ebraico, la parola redentore, viene trasdotta letteralmente con “Colui che strappa.” Cristo si mette in mezzo tra noi e il male che tenta di sedurci.
Chiediamo nella preghiera che la grazia di Cristo possa “rovinare” tutto ciò che è d’impedimento ad essa per poter essere salvati e per poter costruire il regno di amore e di pace secondo il cuore del Padre.