Santa Famiglia di Nazareth (2025)

La chiesa in questo Anno liturgico iniziato con la prima Domenica di Avvento ci propone l’episodio della fuga in Egitto.

Ci troviamo davanti a quello che san Giovanni evangelista, nel prologo al suo vangelo, proclama: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.”  Il Figlio di Dio, che si proclamerà “Luce del mondo” non trova solo un terreno buono che accoglie la Sua Parola, ma trova dei nemici che tentano di eliminarlo.

Questo brano ci propone di riflettere su due paure, quella di Erode e quella di Giuseppe.

La prima nasce dalla paura di essere detronizzato, di perdere il potere, la notorietà. È una paura che anche noi spesso viviamo; perdere quel posto che ho conquistato con tanto sudore, essere contraddetto. Anche il non voler essere corretti può rientrare in questa paura, nel senso di perdere il primato di fare tutto giusto.

Poi c’è la paura di Giuseppe, che ha una ragione profondamente diversa. Egli deve custodire la sua famiglia dall’odio di Erode, di cui conosceva l’estrema efferatezza dei suoi delitti.

Giuseppe, ancora una volta, è posto davanti ad un compito più grande delle sue forze: custodire un Mistero di cui non ha ancora capito bene i contorni ma che gli sta cambiando la vita.

Dobbiamo essere grati agli evangelisti che non omettono la fatica dei protagonisti degli inizi del vangelo. Dice don Epicoco che “E’ bello sapere che persino le nostre paure concorrono a compiere la nostra storia di salvezza. Alcune possiamo scrollarcene di dosso usando un po’ la ragione e tirando fuori un po’ di coraggio. Altre invece sono strutturate dentro di noi e ci faranno compagnia per il resto della vita. Non deve preoccuparci questo: Dio sa parlare anche alle nostre paure e sa indicare una strada anche ad esse”.

Vediamo ora come sia Erode che Giuseppe affrontano le loro paure.

Il primo, con la strage degli innocenti, cerca di fare fuori quella realtà che non rientra nella sua idea di potere. Giuseppe invece accoglie Maria e Gesù, li prende con sé, perché la pace non è sfoltire le realtà scomode con la violenza, ma l’essere amati, il sentirsi preferiti pur con tutti i limiti che ci accompagneranno fino alla fine della nostra vita.

Preghiamo perché le nostre famiglie siano luoghi educativi dove imparare ad abbracciare ogni circostanza, sapendo di non essere soli nel’affrontarla.

Don Stefano

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