VI Domenica Tempo Ordinario (Anno A) – 2026

Discorso della montagna

Il vangelo di questa domenica racconta il cuore del grande discorso della montagna che abbiamo iniziato a sentire nella liturgia due domeniche fa con il discorso delle beatitudini.

Già in quella domenica, sottolineavamo la novità radicale delle parole di Cristo rispetto ai criteri del mondo. 

Oggi Gesù fa un affondo su questa novità parlando delle condizioni per cui si può ereditare il Regno dei cieli. Il suo affondo tocca confini di radicalità che dobbiamo affrontare.

Innanzitutto, cosa vuol dire portare a compimento la legge? Significa andare al cuore di essa, penetrare la regola per scoprirne l’origine. È un andare oltre e scoprire che il cuore della legge di Mosè è l’amore, è il perdono.

C’è da superare la legge dei farisei e degli scribi. Vediamo come Gesù compie questo superamento.

Gesù esamina alcuni comandamenti.

Nel quinto, “non uccidere”, c’è una scala che va dall’omicidio al dire “pazzo” al fratello. Perché questa discesa dal peccato più grave a quello meno pesante? Perché già nel termine “pazzo” si annida la possibilità dell’omicidio, magari non fisico, ma con le parole. Ci sono più omicidi a causa delle parole che dei coltelli.

Non si tratta quindi di limitarsi a non uccidere, ma di concepire l’altro come fratello. Di andare oltre la regola, di introdurre il Regno dei cieli fra te e l’altro. Introdurre qualcosa di eterno. 

E questo poi si riflette nel rapporto coniugale e con gli amici. 

E veniamo al sesto comandamento. Come puoi stare con tua moglie senza lo sguardo sull’eterno? Se lei non è per sempre, dove si fonda la tua libertà? Nello sceglierne un’altra tra le tante? Come fai ad essere sicuro di una nuova affezione se metti in dubbio una storia fatta di esperienze concrete e non di immagini? Soffermiamoci pertanto sugli sguardi che Gesù denuncia. A molti sembra un’esagerazione. “Guardo, ma non tocco” si dice. Ma in quello sguardo c’è già in potenza il seme di tutto il male che può produrre il coltivare quel modo che hai di guardare. Gesù è radicale: getta via tutto quello che ti avvicina alla tentazione, perché col serpente non si dialoga. Eva ci ha provato e noi ne paghiamo ancora le conseguenze.

Arriviamo infine a come ci si deve rapportare con gli altri: il dialogo sincero.  Giurare presuppone una non fiducia, una mancanza di verità nel rapporto. Se hai bisogno di giurare vuol dire che non hai stima dell’altro, il quale ha, invece, gli strumenti per dare un giudizio su quello che gli dici, partendo proprio dall’esperienza fatta con te e dai segni che tu gli hai dato.

Se sei semplice non hai bisogno di dire altro. Rischi, ti fidi e non devi dimostrare nulla.

Concludendo, la radicalità delle parole di Gesù consiste nell’andare oltre le regole perché Dio le infrante tutte per amarci.

Don Stefano

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