
I Magi sono il paradigma del cammino che ogni fedele è chiamato a compiere per arrivare ad una fede maturare di adorazione del Signore.
Ci sono degli elementi in questo brano a cui dobbiamo volgere la nostra attenzione:
a) La stella: qualcosa di imprevisto che appare all’orizzonte dei magi. Probabilmente una cometa che non conoscevano e non rientrava nelle loro cartine astronomiche.
Qualcosa di bello, di curioso che fa nascere il desiderio della scoperta, della conoscenza. Ma la stella può rappresentare anche i momenti di dolore, di fatiche, i quali portano con il nascere di altrettante domande sul senso dell’esistenza: che senso ha la vita, il dolore, perché proprio a me?
b) Gerusalemme: i Magi arrivano a Gerusalemme e incontrano la sapienza delle Scritture dell’Antico Testamento, incontrano le profezie che parlano del Messia.
Una fede matura non può ignorare la tradizione della chiesa e ciò che è nato da lei come l’idea di uomo, di famiglia, di lavoro. Senza questa conoscenza c’è il rischio di crearsi un Dio a nostra immagine e somiglianza, che non scomoda più di tanto. Invece l’incontro con il Dio vero chiede sempre un cambiamento.
c) Erode: il simbolo del male. Nel cammino di conversione il credente deve scontrarsi con il male, con la tentazione. I padri del deserto dicevano che non c’è salvezza senza tentazione. Essa ti costringe a scegliere, a difendere il tesoro della bellezza e della pace che il male vuole toglierti.
d) L’incontro con i Re dei Re: vorrei leggervi un commento di Papa Benedetto XVI sull’incontro dei magi con Gesù.
“Il nuovo re, davanti al quale si erano prostrati in adorazione, si differenziava molto dalla loro attesa. Così dovevano imparare che Dio è diverso da come noi di solito noi immaginiamo. Qui cominciò il loro cammino interiore. Dovevano cambiare la loro idea sul potere, su Dio e sull’uomo e, facendo questo, dovevano anche cambiare sé stessi. Ora vedevano: il potere di Dio è diverso dal potere dei potenti del mondo. Il modo di agire di Dio è diverso da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a lui. Dio in questo mondo non entra in concorrenza con le forme terrene del potere. Non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni. A Gesù, nell’orto degli ulivi, Dio non manda dodici legioni di angeli per aiutarlo. Egli contrappone al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell’amore, che sulla croce soccombe, è tuttavia costituisce la cosa nuova, divina che poi si oppone all’ingiustizia e instaura il regno di Dio. Dio è diverso, e questo i Magi che ora riconoscono. E ciò significa che ora essi stessi devono diventare diversi, devono imparare lo stile di Dio. […]
Servendo e seguendo lui, volevano insieme con lui servire la causa della giustizia e del bene del mondo. E in questo avevano ragione. Ora però imparano che ciò non può essere realizzato semplicemente per mezzo di comandi e dall’alto di un trono. Ora imparano che devono donare sé stessi: un dono minore di questo non basta per questo Re. Ora imparano che la loro vita deve conformarsi a questo modo divino di esercitare il potere, questo modo di essere di Dio stesso. Devono diventare uomini della verità, del diritto, della bontà, del perdono, della misericordia. […] Che cosa mai potrebbe salvarci se non l’amore?”
grazia di rimanere fedeli alla novità che ci è stata donata nel Battesimo.
Don Stefano
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